Infastidire i compagni

Ciò che vale per il classico bullo, non importa se maschio o femmina, adulto o adolescente, che agisce nella scuola o fuori della scuola, vale anche per chi ama infastidire la gente: non lo potrebbe fare se non ci fosse anche chi glielo permettesse …

A scapito altrui, s’intende. Pertanto, dove avvengono situazioni del genere, c’è chi se ne sta lì a guardare senza nulla intraprendere a favore di chi viene infastidito. I disturbatori sono quindi due, chi opera direttamente il disturbo e il complice che lo sostiene – non intervenendo a favore – di chi per tale ragione è costretto a subire.

Nella scuola, a ricoprire il ruolo del complice, è dunque l’insegnante, a meno che non si reputi non responsabile per il mantenimento dell’ordine all’interno della sua classe. In detto caso è meglio che cambi mestiere, perché allora poco o nulla ha capito di ciò che deve svolgere in quel luogo. Ovvero mantenere l’ordine in classe.

Costi quel che costi, dunque anche l’espulsione del disturbatore che non ha ancora capito di trovarsi in un luogo pubblico, e che pertanto è – alla pari dei suoi compagni – soggetto alle regole della comunità nella quale vive. E gli strumenti per mantenere un certo ordine nelle scuole italiane ci sono tutti, manca solo la volontà di attuarli.

Fanno quindi sorridere certi argomenti che circolano nella società italiana, quelli che tentano di spiegare suddetto fenomeno. Come se il problema dipendesse dal regolamento scolastico e non da chi invece dovrebbe attenersi ad esso. Difatti, se la colpa fosse del regolamento vigente, come si spiegano allora tutti quei casi ove gli alunni e gli insegnanti lo rispettano?

Un bel dilemma per coloro che continuano a sostenere il contrario. Quindi c’è da chiedersi perché lo fanno. La risposta è semplice: è il legame di parentela con chi vuole sottomettere una regola comune al proprio volere. Parliamo del prepotente, di colui che spesso sa di potere contare sull’appoggio di chi la pensa come lui. Nelle scuole quindi l’insegnante, ma non solo.

Fateci caso: è lo stesso insegnante che ha per la testa qualche idea politica tutt’altro che favorevole alla democrazia. Ed è lo stesso che assegna voti indipendentemente dal merito raggiunto, dunque non unicamente in conformità a criteri di merito. Sì, avete capito bene, è l’insegnante che si adopera per l’edificazione di una società chiusa. Totalitaria.

Perché edificare la società dei prepotenti per certi insegnanti sembra tuttora essere il primo traguardo da raggiungere. E, a pensarci bene, ci sono anche riusciti. E’ bastato loro non applicare le regole vigenti nelle scuole. L’hanno chiamata l’etica della ripartizione, e pertanto l’hanno attuata sotto le mentite spoglie della compensazione sociale.

Altri, invece, la chiamano semplicemente prepotenza. Una prepotenza che, ben protetta dall’ordine democratico-liberale, ha sempre agito contro di esso. Per indebolirlo. Ovviamente senza mai dichiararsi apertamente contro di esso. Tuttavia detti soggetti non hanno mai avuto una prova valida a loro favore, non una società da mostrare nella quale le loro idee hanno fruttato.

Pensiamoci: perché certe idee sono tutte fondate sulla prevaricazione altrui. Pertanto lo stato d’animo di questi insegnanti è contrario alle regole che non vogliono concedere eccezione alcuna. E detti insegnanti questo lo sanno fin troppo bene: difatti proprio non attenendosi alle regole democratiche confermano la validità delle medesime. Altrimenti perché contrastarle?

Poi c’è chi permette loro di infrangerle. I complici. Noi che ce ne stiamo lì a guardare, senza mai nulla di concreto fare.

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Questo articolo è stato pubblicato venerdì, 17 luglio 2009 alle 11:05 e classificato in Lettera al professore. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi inviare un commento, o fare un trackback dal tuo sito.

1 Commento a “Infastidire i compagni”

  1. I grandi errori degli studenti italiani | Scuola Mondo Net scrive:

    [...] arrivare in ritardo a scuola – parlare durante la lezione – non ascoltare in modo attivo – infastidire i compagni – non stare seduti e composti durante la lezione – non prendere sempre degli appunti – non [...]

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