Il concetto di estremismo

In generale si definiscono estremisti i movimenti, i partiti, le idee, le attitudini e i comportamenti che rifiutano lo Stato democratico costituzionale, la separazione dei poteri, il sistema di partiti pluralistico e il diritto all’opposizione. Alla discussione politica gli estremisti preferiscono la suddivisione tra amico e nemico e di conseguenza rifiutano categoricamente le opinioni e gli interessi altrui …

Tratto in parte dal Rapporto sull’estremismo del 25 agosto 2004
Dipartimento federale svizzero di giustizia e polizia

Le attività degli estremisti sono potenzialmente violente e possono minacciare la sicurezza interna di un Paese. Si tratta dunque d’individuare tempestivamente e d’impedire le possibili azioni violente delle organizzazioni estremiste. Il fronte degli estremisti di destra è costituito da molti piccoli gruppi. Spesso essi non sono strutturati e dispongono di scarsa organizzazione, cambiando spesso composizione e nome. Il fronte degli estremisti di destra in Svizzera non ha una visione del mondo unitaria, né usufruisce di una base comune. [...] Anche il fronte degli estremisti di sinistra in Svizzera comprende numerosi gruppi, nella maggior parte dei casi collegati tra loro. Una parte degli esponenti delle organizzazioni di orientamento neomarxista o leninista è impegnato anche all’interno dei gruppi anarchici [...] Il conflitto tra i due fronti estremisti opposti tende ad aggravarsi ed è condotto in modo sempre più radicale, in primo luogo dagli estremisti di sinistra. Ne consegue che il movimento degli estremisti di sinistra, chiaramente più presente nell’ambiente urbano, si sta imponendo sugli estremisti di destra nelle maggiori città [...] I gruppi estremisti stranieri sfruttano il margine di manovra relativamente ampio di cui usufruiscono grazie ai diritti fondamentali. Le raccolte di denaro e le azioni di propaganda tuttavia si ripercuotono in maniera limitata sulla sicurezza interna [...] Come in altri Paesi europei, anche in Svizzera tra gli estremisti con motivazioni religiose spiccano i gruppi islamisti. Essi tentano di rafforzare il proprio influsso in particolare sulla comunità musulmana, soprattutto nei centri islamici e nelle moschee [...] L’influenza esercitata dai mass media sia sulla nascita, sia sul modo in cui l’estremismo è percepito, è notevole. Per gli attivisti è di primaria importanza assicurarsi una forte presenza nei mass-media. I gruppi estremisti hanno inoltre scoperto rapidamente i vantaggi delle nuove tecnologie dell’informazione per la loro propaganda. Internet offre loro una piattaforma sfruttabile in vario modo e con un’estensione rapida a livello mondiale. Di conseguenza, quasi tutti i gruppi estremisti violenti noti dispongono di una propria pagina web.

Il concetto di estremismo

Con il termine di estremismo si indicano qui di seguito i movimenti politici che rifiutano i valori della democrazia liberale e dello Stato di diritto. Il presente rapporto riprende perciò la definizione adottata nel nostro rapporto del 1992. Questa breve definizione è qui di seguito esemplificata.

Estremismo, rifiuto dell’ordine democratico-liberale

In generale si definiscono estremisti i movimenti, i partiti, le idee, le attitudini e i comportamenti che rifiutano lo Stato democratico costituzionale, la separazione dei poteri, il sistema di partiti pluralistico e il diritto all’opposizione. Alla discussione politica gli estremisti preferiscono la suddivisione tra amico e nemico e di conseguenza rifiutano categoricamente le opinioni e gli interessi altrui, credendo in determinati obiettivi o costanti socio-politiche apparentemente inconfutabili.

Gli estremisti non si definiscono come tali. Spesso sfruttano per i loro fini le conquiste dell’ordine democratico-liberale, contro cui si oppongono, quali la libertà d’opinione, di stampa, di religione e di riunione nonché la protezione giuridica. Essenziale è l’opposizione ai valori fondamentali e all’ordine democratici e non la posizione politica periferica del fenomeno estremista. Le opinioni dissidenti sono inevitabili in ogni tipo di società. Esse tuttavia diventano estremiste nel momento in cui qualcuno, da una posizione marginale, da solo o insieme ad altri, pretende di parlare per un notevole numero di persone o per tutti e di conseguenza tenta di imporre alla maggioranza, anche con la violenza, le sue posizioni spesso unilaterali.

La tradizione politico-giuridica svizzera, a differenza di quella tedesca, non conosce il concetto di anticostituzionalità. Contrariamente a quanto avviene nei Paesi in cui sono state ampiamente sviluppate le istituzioni preposte alla protezione della costituzione, in Svizzera il solo tentativo da parte di un gruppo organizzato di abolire la democrazia, i diritti umani o lo Stato di diritto non è sufficiente per porlo sotto la sorveglianza degli organi preposti alla protezione dello Stato. Affinché ciò sia permesso è necessario che, per raggiungere il suo scopo, un gruppo faccia uso, sostenga o sia disposto a ricorrere alla violenza.

Nel diritto penale il termine stesso di violenza è impreciso e controverso. Il denominatore comune della definizione è costituito dalla descrizione della violenza come azione fisica diretta contro un’altra persona mediante l’uso della forza. Non vi è invece accordo sulla questione se il termine di violenza debba essere esteso al di là dell’azione fisica e comprendere, ad esempio, anche le pressioni psicologiche. Qui di seguito la violenza è definita come l’uso attivo, individuale o collettivo, di coercizione fisica con il corpo o altri mezzi, per ottenere un determinato scopo. Tale definizione non include né il comportamento passivo, né le circostanze strutturali.

Sono disposti alla violenza gli estremisti che attraverso le loro opinioni politiche e le loro apparizioni pubbliche manifestano una predisposizione alla violenza, anche se per motivi strategici e tattici non sempre agiscono in modo militante. In questo i gruppi predisposti alla violenza si distinguono dagli estremisti violenti che fanno costantemente ricorso alla violenza. Contrariamente alle affermazioni degli estremisti, la loro violenza non è diretta esclusivamente contro oggetti.

Estremismo e radicalismo

È importante distinguere il termine di estremismo da altri due concetti: radicalismo e terrorismo. Spesso il termine «radicalismo» è ancora oggi usato come sinonimo di estremismo. Esso tuttavia si riferisce piuttosto ai mezzi con cui s’intende imporre un obiettivo politico, mentre con il termine estremismo si indica l’obiettivo e il pensiero politico stesso. Il termine radicalismo indica quindi la risolutezza e la coerenza dell’atteggiamento politico, ma non gli obiettivi politici dei protagonisti. Il termine inoltre non implica necessariamente un atteggiamento antidemocratico o la predisposizione alla violenza, di conseguenza può essere impiegato per descrivere l’intensità di un’opinione politica, ma non per indicare il contenuto di quest’ultima.

Estremismo e terrorismo

Un altro termine in stretta relazione con l’estremismo è quello di «terrorismo». Alcuni esperti di terrorismo lo definiscono addirittura come «forma di lotta dell’estremismo politico» o come forma di estremismo politico che mira all’abolizione dello Stato costituzionale democratico per mezzo dell’uso sistematico della violenza. Con il termine di terrorismo si indicano le attività i cui obiettivi o mezzi sono antidemocratici. La caratteristica principale è costituita dal tentativo d’imporre le proprie esigenze, non condivise dall’opinione pubblica, per mezzo dell’uso della violenza e con l’intenzione di diffondere paura e terrore. Da questo punto di vista il terrorismo può essere considerato quale ultima conseguenza dell’estremismo politico, ma non come sinonimo per tutte le forme di violenza con motivazioni politiche.

Presenza nei mass-media

Il terrorismo e l’estremismo hanno un altro denominatore comune: entrambi puntano sull’effetto mediatico e di conseguenza tentano coscientemente di suscitare l’interesse dei mezzi di comunicazione di massa. Un metodo per raggiungere l’obiettivo è l’uso della violenza. Tra gli estremisti che tentano di suscitare l’interesse dei mass media vi sono sia la tifoseria violenta [...] I mass-media in questi casi si trovano di fronte a un dilemma: da una parte devono rendere conto delle attività estremiste – i disordini, gli attacchi, i misfatti ecc. – per informare l’opinione pubblica ed esprimere lo sgomento e la solidarietà con le eventuali vittime, dall’altra, attraverso la diffusione di queste informazioni gli estremisti raggiungono il loro obiettivo e si sentono corroborati nella loro attività. In occasione di eventi seguiti dai mass-media è quindi sempre più probabile che scoppi la violenza. La presenza dei mass-media internazionali offre infatti l’opportunità ideale per spettacolari azioni di disturbo.

Cause dell’estremismo

Alla questione sulle cause dell’estremismo si può rispondere solo a livello scientifico. Pur non costituendo un’analisi sociologica, il presente rapporto riferisce sui risultati di alcuni studi in materia. Nell’ambito della sociologia non è sufficiente definire l’estremismo come un fenomeno antidemocratico, poiché si analizzano in primo luogo le relazioni tra la società, lo Stato costituzionale e l’estremismo. Di conseguenza, se ci si occupa di estremismo straniero, le cause vanno ricercate nei Paesi di origine degli estremisti. I tentativi di spiegazione più invalsi, anche se non indiscussi, si basano sull’osservazione del fenomeno a lungo termine e si rifanno alle teorie della modernizzazione e della secolarizzazione, anche se queste ultime, oggi, non considerano più tali processi come unidirezionali, univoci e irreversibili.

La modernizzazione quale causa dell’estremismo

L’individualizzazione è uno dei modi in cui si manifestano i processi di modernizzazione o di secolarizzazione. Alcuni fenomeni ambivalenti quali la disintegrazione sociale e l’abbandono di tradizioni nonché la perdita o lo relativizzazione di valori, norme e modi di agire, sono gli effetti dell’individualizzazione. Sviluppi paralleli a quelli constatati in ambito sociale si possono osservare anche in seno al sistema economico (sempreché non si ritenga lo sviluppo economico all’origine dello sviluppo sociale). Per gli individui tutti questi fenomeni comportano maggiori libertà, ma anche nuove costrizioni. Questi processi sono osservabili a livello individuale, ma per quanto concerne l’estremismo assumono particolare rilievo soprattutto gli esclusi dalla modernizzazione. A questo proposito si possono elencare sia le conseguenze dell’esclusione, quali la paura di non sopravvivere alla concorrenza economica, di perdere il proprio status sociale, la solitudine e il senso d’esclusione, di smarrimento, d’impotenza, la noia, la mancanza di prospettive, la frustrazione, sia le strategie più o meno efficaci per ricostruirsi un’identità in queste condizioni. Tra coloro che sono svantaggiati dalla modernizzazione sarebbero da annoverare anche gli estremisti, per quanto si tratti di un dato empiricamente non è sempre confermato. In base al coinvolgimento individuale si possono tuttavia comprendere le reazioni estremiste. Gli estremisti di destra tentano di compensare la perdita dell’identità individuale e collettiva con un’idea oltranzista di comunità razziale, popolare e nazionale, che esclude sistematicamente, con il ricorso alla violenza, tutti coloro che non vi appartengono. All’altro estremo politico, lo stesso fenomeno si esprime mediante il romanticismo sociale e le idee utopiche, con gli stessi effetti d’intolleranza e di violenza.

La conclusione più importante da trarre sull’estremismo è che si tratta di un fenomeno intrinseco alla società. Celebri interpretazioni del terrorismo di destra ne parlano come di un «fenomeno del centro» vedendone le cause nella predisposizione e nell’inclinazione al «carattere autoritario». Le predisposizioni caratteriali o le disuguaglianze sociali possono essere il punto di partenza anche nelle teorie che non sono sociologiche o improntate su teorie sociali, ma che si concentrano sui processi politici. Con il termine di «populismo» – usato anche in politica – si possono ad esempio designare le strategie politiche che suscitano paure latenti o che, riconducendo le disuguaglianze sociali a questioni etniche, influenzano la percezione dei problemi in funzione dei propri interessi.

Esempi di siffatte strategie si possono trovare in seno a tutte le forze politiche. Senza muovere rimproveri di strumentalizzazione e situandosi a un livello teorico più elevato, le teorie fondate sull’analisi del discorso giungono ad argomentazioni analoghe.

La secolarizzazione all’origine dell’estremismo

Con il termine di secolarizzazione si designa il processo di erosione della religione in seno alla società oppure il trasferimento delle convinzioni religiose dalla sfera pubblica e politica all’ambito delle opinioni individuali e, di conseguenza, alla sfera privata. La libertà di religione e di culto, garantita dallo Stato, suggella questo processo e crea difficoltà quando si scontra con convinzioni religiose che non accettano questa situazione, come ad esempio l’estremismo religioso. Le conseguenze della secolarizzazione sono simili a quelle della modernizzazione, con un’eccezione: il fondamentalismo religioso si può definire sia come una reazione eccessiva delle religioni tradizionali al processo di secolarizzazione, sia come un tentativo di fondamentalizzazione e quindi di politicizzazione della religione in una società secolarizzata.

All’inizio del XXI secolo l’islamismo è il fondamentalismo religioso più in vista. L’islamismo è una teologia politica che si basa sull’Islam. Le sue fonti spirituali sono Mohammad Ibn Abd al-Wahhab e altri riformatori musulmani del XVIII secolo, che nelle prediche si esprimevano a favore della reintroduzione dei dogmi e del culto islamici nella loro originaria purezza. Basandosi sul modello offerto dagli insegnamenti e dalle vite dei seguaci del profeta, essi idealizzavano la comunità musulmana. Con il loro ideale di un ritorno alle origini queste personalità, denominate Salaf, sono divenuti i padri spirituali di molti movimenti fondamentalisti contemporanei.

L’islamismo ha conosciuto una fase di espansione all’inizio del XX secolo, con le idee fondamentaliste di Al-Mawdoudi in Pakistan e con la nascita, nel 1928, dei Fratelli Musulmani in Egitto. Agli inizi l’islamismo si presenta come utopia: i Fratelli Musulmani propagavano il ritorno a una società musulmana basata sulla Sharia, uguale a quella che, secondo loro, esisteva ai tempi del profeta Maometto a Medina. Le idee dei Fratelli Musulmani si sono diffuse soprattutto nel Maghreb, nel Maschrek e in Asia centrale, ma anche nel resto del mondo.

Estremismo di Stato

In teoria, pure determinati Stati possono essere considerati estremisti, anche se qui di seguito non si terrà conto di questo fenomeno. Gli Stati fondamentalisti islamici interpretano l’Islam come una teologia politica con valore assoluto e universale in cui ogni attività dello Stato sottostà a specifiche leggi islamiche. Questa ideologia che propende per l’estremismo è difesa da questi Stati con tutti i mezzi, compreso l’impiego dei servizi d’informazione. Con la pretesa assoluta dell’immutabilità dell’Islam, essi respingono l’ordinamento giuridico e sociale del mondo occidentale. Per questo motivo i servizi d’informazione di questi Paesi, oltre a svolgere compiti tradizionali di spionaggio (raccolta di informazioni militari, politiche ed economiche), intervengono anche per sorvegliare gli emigrati e per pianificare ed eseguire atti terroristici su incarico dello Stato, allo scopo di eliminare gli infedeli e i miscredenti.

Valutazione della situazione e analisi delle minacce:

Estremismo di destra

Il termine estremismo di destra è un termine generico per designare vari fenomeni che ruotano attorno al polo di destra dello schieramento politico. Fra il neofascismo, il neonazismo ecc., sussistono relazioni permanenti, sia a livello ideologico che strutturale, cosicché le denominazioni sono considerate come sinonimi. Per le sue caratteristiche, l’estremismo di destra è relativamente facile da descrivere. In linea di massima l’atteggiamento di estrema destra è caratterizzato da un nazionalismo oltranzista associato a xenofobia e ostilità verso gli stranieri, nonché da razzismo e antisemitismo aggressivi. Il modello politico ideale è lo Stato totalitario autocratico, che riunisce un’unica etnia omogenea in una struttura gerarchica poggiante sul principio della forza. Gli estremisti di destra nutrono una forte diffidenza nei confronti dei principi democratici e accettano facilmente l’uso della violenza.

Propaganda di estrema destra e disposizioni penali sulla discriminazione razziale

I gruppi di estrema destra hanno presto individuato i vantaggi delle nuove tecnologie d’informazione per la propaganda. Internet continua a rappresentare una piattaforma dalle molteplici potenzialità, diffondendosi con rapidità in tutto il mondo. Di conseguenza quasi tutti i gruppi estremisti violenti di una certa importanza, sia svizzeri che stranieri, dispongono di un proprio sito Internet. Sono riconoscibili connessioni fra la crescente istigazione all’odio, la propaganda violenta e le riunioni nonché l’aumento del numero di reati. Dal 1997 è in rapido aumento la diffusione di materiale di propaganda e di registrazioni sonore di matrice xenofoba e neonazista.

Stando ad alcune ricerche, nel 1998 vi erano circa 700 siti Internet con contenuti legati al razzismo e all’estremismo violento. È importante tener presente che le affermazioni perseguibili nei confronti degli ebrei non sono da attribuire esclusivamente ad ambienti di estrema destra, ma anche a quelli di estrema sinistra. Recentemente, non solo in Svizzera ma anche in Europa, le divergenze al proposito fra gli estremisti che si situano ai due poli dello schieramento politico tendono ad affievolirsi. Da qualche tempo questo fenomeno noto come «nuovo antisemitismo» viene discusso, in seno all’opinione pubblica europea, considerando anche le analoghe tendenze del mondo islamico.

Gruppi negazionisti

Il tentativo motivato politicamente di negare o minimizzare i crimini commessi dai nazisti durante la loro dittatura viene definito come negazionismo o revisionismo. Da anni i negazionisti di tutto il mondo, nell’ambito di una mirata campagna revisionista, tentano di negare il genocidio di milioni di ebrei europei o perlomeno di diminuire il numero delle vittime. A questo scopo, nell’ambito delle loro pubblicazioni, si basano su «perizie» sovente da essi stessi commissionate (Leuchter-Report, Rudolf-Gutachten) per mezzo delle quali s’intende dimostrare con metodi apparentemente scientifici che gli stermini di massa nei campi di concentramento erano tecnicamente irrealizzabili. Nel corso degli ultimi anni all’estero hanno fatto parlare di sé soprattutto i negazionisti Ernst Zündel, Otto-Ernst Remer, Thies Christophersen e David Irving11, mentre in Svizzera sono noti Jürgen Graf, Philippe Brennenstuhl, Gaston-Armand Amaudruz e Bernhard Schaub. Si tratta di singoli personaggi che attirano l’attenzione, anche se in Svizzera Vérité et Justice e Avalon sono due gruppi che possono a loro volta essere definiti negazionisti.

Estremismo di sinistra

Il termine estremismo di sinistra include il comunismo, il marxismo, il leninismo, alcune correnti del socialismo e dell’anarchia. Dal punto di vista della storia delle idee queste ideologie hanno in parte le stesse radici, pur differenziandosi in modo assai netto e pur essendo sin dagli inizi in parte in lotta tra di loro. Il loro obiettivo comune era ed è tuttora di sconfiggere il sistema capitalista. Il movimento anarchico delle origini, assolutamente antiautoritario e contrario a qualsiasi tipo di struttura organizzativa, si prefigge un ritorno a una presunta situazione di armonia originaria. Oggi sono soprattutto i cosiddetti autonomi a farsi portavoce di quest’ideologia. Essi non dispongono tuttavia di una visione del mondo completamente maturata e scevra di contraddizioni e perciò i denominatori comuni del movimento degli autonomi sono l’antifascismo e la critica alla globalizzazione, che allo stesso tempo rappresentano un forte punto di contatto con altri estremisti di sinistra (soprattutto neomarxisti e leninisti). Anche le altre ideologie di estrema sinistra summenzionate che si fondano sul marxismo presentano alcune caratteristiche settarie, se confrontate con i partiti al potere negli ex Stati comunisti.

Cronologia

Il crollo del blocco dei Paesi dell’Est e la disfatta delle dittature comuniste hanno avuto ripercussioni sia organizzative che programmatiche anche sull’estremismo di sinistra dei Paesi occidentali. In Svizzera tuttavia, negli ultimi anni gli estremisti di sinistra hanno trovato temi con cui sono riusciti a mobilitare sempre più persone, soprattutto giovani. Alcune tematiche centrali riescono invero già da tempo a fomentare il potenziale di contestazione. Tra queste vi sono da una parte le azioni di solidarietà o di commemorazione per i terroristi detenuti all’estero o per i movimenti di liberazione com e gli Zapatisti in Messico o i gruppi estremisti in Medioriente, dall’altra la critica al sistema, la lotta di classe e la richiesta di spazi autonomi. Le tematiche con il più alto potenziale di mobilitazione tuttavia si sono rivelate l’antifascismo, in reazione al diffondersi dell’estremismo di destra, e la critica alla globalizzazione. Negli scontri fra estremisti di sinistra e di destra sono spesso stati gli estremisti di sinistra a ricorrere per primi alla violenza.

Un ampio ventaglio di avvenimenti nazionali e internazionali più o meno legati a queste tematiche è servito da pretesto per atti di violenza da parte dei gruppi di estrema sinistra. Adozione delle rivendicazioni degli antiglobalizzatori da parte degli estremisti di sinistra Soprattutto l’adozione delle rivendicazioni del movimento degli antiglobalizzatori ha allargato il campo d’azione dell’estrema sinistra, prima piuttosto isolata, assicurandole un’affluenza di nuovi simpatizzanti [...] Dopo che i gravi incidenti verificatisi in occasione della conferenza ministeriale dell’OMC a Seattle (novembre/dicembre 1999) avevano di nuovo evidenziato il potenziale di mobilitazione della tematica, la critica alla globalizzazione è divenuta definitivamente una delle rivendicazioni più importanti dell’estrema sinistra [...]

Nel 2001 gli atti di violenza sono aumentati non solo a livello internazionale (vertice UE di Göteborg nel giugno 2001, vertice G8 a Genova nel luglio 2001), ma anche a livello nazionale [...] Il netto aumento della violenza soprattutto in occasione di grandi eventi è tuttavia da ricondurre anche ad altre cause. A partire dal nuovo millennio un notevole numero di nuovi membri, di sostenitori occasionali e di simpatizzanti tra i 16 e i 25 anni di età si è aggiunto alla cerchia degli estremisti di sinistra che nella maggior parte dei casi facevano parte del movimento sin dagli anni Settanta e Ottanta. Le nuove leve sono meno politicizzate e agiscono più in relazione a determinati eventi.

Da allora si delinea, in modo sempre più marcato, un conflitto generazionale con la fascia dirigente, di 40–45 anni in media, tanto più che nelle organizzazioni di estrema sinistra manca la generazione intermedia. Allo stesso tempo continua a delinearsi la tendenza a intessere reti di contatto aprendo nuove possibilità di mobilitazione. Servono da modello in parte le alleanze formate ad hoc in occasione delle proteste contro la globalizzazione all’estero, per le quali Internet assume un’importanza sempre maggiore. È stato così riattivato il Soccorso Rosso, un’organizzazione di autodifesa dell’estrema sinistra nata negli anni Settanta, che organizza il sostegno giuridico durante e dopo i disordini e si occupa degli estremisti di sinistra detenuti in Svizzera e all’estero. Oltre all’ideologia estremista, alla scarsa disponibilità al dialogo e soprattutto all’accresciuta aggressività, anche la flessibilità, la buona organizzazione e la rapida mobilitazione sono le caratteristiche di un movimento che, per provocare disordini, si basa sempre meno su eventi organizzati da terzi, allestendoli sempre più di propria iniziativa.

Partecipazione ai tumulti da parte di teppisti apolitici

[...] Un numero sempre maggiore di teppisti apolitici e di curiosi, che non appartengono al fronte di estrema sinistra, partecipano ai disordini o sfruttano queste occasioni per compiere reati di altro tipo [...] Considerando quest’evoluzione il modello proposto nel 2002, basato sulla triplice strategia di dialogo, distensione e intervento, ha avuto effetti contrastanti. La strategia è stata applicata con successo nei confronti dei manifestanti antiglobalizzatori che, anche se non rifiutano del tutto la violenza, hanno per lo meno un atteggiamento critico nei suoi confronti. È invece fallita nei confronti degli estremisti di sinistra non disposti al dialogo e nei confronti dei simpatizzanti apolitici tendenti alla piccola criminalità, tanto più che questi ultimi non sono identificabili alla vigilia delle manifestazioni. Un cambio di strategia è stato adottato soltanto in occasione del WEF 2004, quando alcuni antiglobalizzatori militanti hanno bloccato un treno (in seguito completamente devastato da vandali) a Landquart: la polizia ha controllato minuziosamente i passeggeri, applicando così una strategia basata soprattutto sull’intervento.

Il Forum economico mondiale WEF 2004 ha segnato una svolta anche da un altro punto di vista. Viste le esperienze dell’anno precedente con l’Alleanza di Olten, non si è potuta trovare un’organizzazione disposta ad organizzare, nonostante gli inviti dei militanti, una grande manifestazione, né si è svolta una dimostrazione centrale di una certa dimensione. È così venuto a mancare un elemento che avrebbe attirato l’attenzione dei mass-media.

Ciononostante, per il futuro non si può presumere un cambiamento di atteggiamento o un indebolimento da parte del fronte dei militanti. È invece più probabile che il movimento degli estremisti di sinistra, sempre più isolato all’interno degli antiglobalizzatori, si orienti fondamentalmente verso una strategia ancora più radicale. Una prima conferma di questa tendenza la si è avuta il 21 febbraio 2004 a Berna e dintorni, dove un gruppo denominato Kinder der Freiheit – Kommando Landquart ha provocato danni materiali per oltre 100 000 franchi a undici filiali di banche svizzere e imprese multinazionali. Danni di tale entità si erano in precedenza registrati solo nel corso di disordini verificatisi a margine di manifestazioni. Una novità è rappresentata anche dal fatto che l’azione di rivendicazione non è stata spontanea, bensì accuratamente organizzata ed eseguita con notevole ritardo.

Bersagli della violenza

Per molto tempo gli atti di violenza sono stati rivolti esclusivamente contro obiettivi di alto valore simbolico dello Stato o dell’economia nonché contro rappresentanze diplomatiche di altri Stati, filiali di ditte straniere, istituti bancari o compagnie aeree e contro gli edifici di organizzazioni internazionali malviste, come ad esempio l’OMC. Gli attacchi si sono spesso verificati alla vigilia di grandi eventi legati alla globalizzazione. In base a un volantino distribuito in occasione di una manifestazione non autorizzata «contro il capitale e il suo Stato» a Zurigo, doveva tuttavia valere il principio per cui gli atti di violenza dovevano sempre avere una relazione con lo scopo o con il contenuto di un’azione. In quest’ottica gli estremisti giustificavano entro un certo limite anche gli attacchi all’integrità fisica rivolti ad esempio contro gli esponenti sempre più numerosi dell’estremismo di destra e, soprattutto in occasione di manifestazioni, contro gli agenti della polizia quali rappresentanti visibili dello Stato capitalista.

A partire dal 2003 la militanza rivolta contro le persone ha tuttavia assunto un altro livello qualitativo. Durante la manifestazione di Berna, svoltasi dopo il WEF il 25 gennaio 2003, un agente di polizia è stato attaccato con razzo illuminante e in occasione di una manifestazione contro la repressione a Basilea (15 novembre 2003), tre agenti hanno riportato gravi ferite, dopo essere stati attaccati con acido solforico. La stessa sostanza era in possesso anche di alcuni partecipanti a una manifestazione contro il WEF svoltasi a Winterthur il 10 gennaio 2004.

Protagonisti

Quanto rilevato a proposito dell’estremismo di destra si può applicare anche al lato opposto dello schieramento politico. Pure in questo caso il movimento, ideologicamente non unitario e organizzato in modo frammentario, è composto da numerosi gruppi. Analogamente a quelli dell’estrema destra, anche questi gruppi sono interconnessi, poiché alcune persone fanno parte o sono membri di più gruppi. Nonostante l’antagonismo storico tra alcune correnti quali il movimento anarchico e il comunismo, all’interno dei movimenti di estrema sinistra vi è tuttavia un livello di cooperazione sorprendente. Gli estremisti di sinistra di orientamento neomarxista o leninista sono ad esempio spesso attivi anche negli ambienti anarchici.

Dimensioni dell’estrema sinistra

Nel quadro delle disposizioni legali attuali applicabili ai servizi d’informazione e della polizia, è difficile indicare le dimensioni dei movimenti degli estremisti di sinistra in Svizzera [...]

Situazione e rischi attuali

Contrariamente al nazionalsocialismo, il marxismo non è mai stato sconfitto militarmente, né i suoi protagonisti giudicati in base al diritto internazionale pubblico. Non vi è stata perciò una condanna analoga dell’ideologia marxista e manca tuttora un’elaborazione complessiva del fenomeno dal punto di vista storico. Per questi motivi e a causa dei cambiamenti verificatisi a livello mondiale negli ultimi 15 anni, ben assai il marxismo, dopo aver per decenni suscitato paura, non è più stato considerato un pericolo o è stato perlomeno sottovalutato. Di conseguenza, in molti casi si è trascurato di osservare, come invece sarebbe stato necessario, gli ambienti marxisti e ci si è concentrati sull’estremismo di destra. Dal 1992, nell’ambito dell’estremismo di sinistra sono tuttavia aumentati sia gli incidenti, sia il potenziale di violenza, sia il numero dei seguaci dei gruppi marxisti e anarchici.

Rischi per la sicurezza interna

A causa dei suoi obiettivi e dei suoi metodi, l’estremismo di sinistra costituisce un rischio da non sottovalutare per la sicurezza interna della Svizzera, tanto più che riesce continuamente a fare proprie, radicalizzandole, determinate rivendicazioni, abusando peraltro delle istituzioni dello Stato e dei diritti democratici. Per raggiungere i propri obiettivi, una parte rilevante degli estremisti mostra un elevato potenziale di criminalità e non esita a collaborare con elementi violenti o, perlomeno, a offrire loro una base d’azione.

Altri due fattori non vanno sottovalutati. Da una parte, contrariamente a quello di destra, radicato soprattutto nelle regioni di campagna, l’estremismo di sinistra, essendo in primo luogo un fenomeno urbano, si concentra, nonostante la sua strategia decentralizzata, in grandi città come Zurigo, Basilea, Berna e Ginevra e di conseguenza sui centri nevralgici dell’economia e della politica svizzera. Degna di nota è, d’altra parte, anche l’estrazione sociale degli esponenti del movimento marxista: molti di loro appartengono alla classe media e, grazie alla loro posizione sociale, possono far valere la propria influenza, il che è tanto più preoccupante in quanto alcuni di loro continuano a intrattenere contatti con gli ambienti terroristici. Pur rappresentando un fattore perturbatore di determinanti eventi e manifestazioni, il Black Block non costituisce di per sé un pericolo per la sicurezza interna della Svizzera. I suoi collegamenti con il nucleo centrale dei gruppi di estrema sinistra, costituiscono tuttavia un certo potenziale di pericolo, poiché il gruppo potrebbe servire da base di reclutamento nel caso di una ripresa delle attività terroristiche di estrema sinistra all’estero. Nonostante la tendenza a formare reti di contatto internazionali, non vi sono tuttavia al momento segni di rinascita di un movimento di simpatizzanti del terrorismo di estrema sinistra analogo a quello degli anni Settanta e Ottanta.

La difficile situazione finanziaria e lo stato per molti versi precario in cui si trova la nostra società assicureranno anche in futuro all’estrema destra affluenza di nuovi membri e un aumento del potenziale di mobilitazione. In base alle conoscenze attuali è prevedibile che a margine di eventi di grande impatto mediatico, continueranno a verificarsi, intensificandosi, atti violenti ed è probabile che negli sforzi per mantenere l’ordine e la sicurezza in occasione di grandi eventi internazionali, le forze dell’ordine giungeranno sempre più ai limiti delle proprie capacità.

La mancanza di disponibilità al dialogo e la crescente radicalizzazione da parte degli estremisti di sinistra lasciano poco spazio ad un approccio creativo del problema. Gli estremisti di sinistra rappresentano attualmente un pericolo considerevole.

Estremismo religioso

Se all’inizio del XXI secolo si parla di estremismo religioso, non si può fare a meno di menzionare l’estremismo islamico. Di conseguenza la retrospettiva ricorda gli avvenimenti degli scorsi anni. Nella parte destinata ai protagonisti verranno analizzati i gruppi estremisti presenti in Svizzera e non gli autori di grandi attacchi terroristici. Non si può infine prescindere dall’affrontare la questione circa i legami fra l’ideologia islamista e il terrorismo.

Tuttavia non vanno dimenticati gli estremismi legati ad altre religioni. Perciò verranno analizzati anche l’estremismo politico di matrice ebraica nonché quello dei sikh e i movimenti settari.

Cronologia

Da sempre determinati gruppi terroristici giustificano i loro obiettivi ricorrendo ad argomentazioni di tipo religioso. Tuttavia anche in questi gruppi oggi prevale spesso la motivazione politica rispetto a quella religiosa. I motivi sono molteplici e comprendono il successo della rivoluzione islamica in Iran nel 1979, la perdita di attrattiva delle ideologie comuniste dopo il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991 nonché fattori sociali quali l’aumento demografico, la povertà e la mancanza di prospettive.

Islamismo

Da circa vent’anni nel mondo islamico il fondamentalismo islamico serve ai gruppi violenti da matrice comune per il reclutamento di attivisti e simpatizzanti. Verso la fine degli anni Ottanta in Afghanistan sono stati creati centri d’addestramento paramilitare alla Djihad21 destinati a musulmani provenienti da tutto il mondo islamico.

Il numero degli scontri di gruppi islamisti con il potere statale della loro patria è aumentato e i Paesi interessati hanno rafforzato la repressione. Anche il conflitto israelo-palestinese ha contribuito a irrigidire le posizioni. La violenza terroristica si è finora manifestata in maniera molto diversa nelle varie regioni.

La rivoluzione iraniana del 1979 e la lotta del popolo afghano contro le truppe sovietiche hanno influenzato soprattutto i gruppi islamisti algerini ed egiziani. La Djihad, la guerra santa, è divenuta il leitmotiv di questo gruppi, la presa del potere l’obiettivo finale e l’islamismo la via da seguire. In linea di massima i seguaci dell’islamismo sono distinti in due gruppi. I primi sono disposti alla guerra senza quartiere contro gli infedeli, gli altri intendono lottare con mezzi leciti. Il terrorismo è uno strumento di lotta dell’Islam radicale che, come l’integrazione politica pacifica, può essere una strada per l’ascesa al potere islamica in gran parte degli Stati con una popolazione a maggioranza musulmana.

Attacchi terroristici di matrice islamista

A partire dagli anni Novanta sono aumentati gli attacchi terroristici di matrice araboislamista. Gli attacchi perpetrati nel 2001 negli Stati Uniti hanno rappresentato l’apice della predisposizione alla violenza da parte di gruppi islamisti contro obiettivi di alto valore simbolico. Fra gli attentatori non vi erano solo veterani della guerra in Afghanistan, bensì anche giovani islamisti istruiti nei campi d’addestramento in Afghanistan diretti da membri del movimento Al Qaïda di Osama Bin Laden. La maggior parte dei gruppi islamisti è caratterizzata dall’ideologia diffusa da Al Qaïda. È all’interno di queste organizzazioni che occorre cercare gli ideatori e gli esecutori dei numerosi attacchi terroristici degli ultimi dieci anni.

In effetti, fra il 1992 e il 2003 le attività di terroristi islamici e fondamentalisti si sono moltiplicate in tutto il mondo, soprattutto nei Paesi con una popolazione a maggioranza musulmana come l’Algeria o l’Egitto (il massacro di Luxor del 1997) e in Medio Oriente. Anche dopo l’11 settembre 2001 gruppi di islamisti hanno continuato ad effettuare attacchi mirati e di ampia portata contro civili, come ad esempio in Tunisia, (alla sinagoga di Djerba nel 2002), in Indonesia (a Bali nel 2002), in Arabia Saudita (a Riad nel 2003), in Marocco (a Casablanca nel 2003), in Turchia (a Istanbul nel 2003) e a Madrid (nel 2004). Anche cittadini svizzeri sono rimasti vittime di questi attentati.

Nel 2003 nel deserto del Sahara algerino di membri del Gruppo salafista «Per la predicazione e il combattimento (GSPC)» hanno rapito alcuni turisti fra cui anche svizzeri. In seguito all’intervento militare degli Stati Uniti e dei loro alleati in Iraq, gruppi di terroristi islamici hanno perpetrato attentati non solo contro le truppe di occupazione, ma anche contro l’ONU e il CICR. Anche gli attentati dinamitardi di Madrid dell’11 marzo 2004 hanno messo in evidenza i legami fra il terrorismo islamico e gli avvenimenti in Iraq.

Nel caso degli attentati di Bali e Riyad vi sono indizi di legami con la Svizzera che sono al momento oggetto di indagini della polizia giudiziaria. Già nel corso degli anni Novanta la Svizzera è stata sfruttata per l’acquisto illegale di armi ed esplosivi e per fini propagandistici da esponenti esiliati di gruppi terroristi algerini (Front Islamique du Salut, FIS e Groupe Islamique Armé, GIA).

Protagonisti

I gruppi islamisti sono in generale molto ben organizzati. Le organizzazioni più importanti come gli Hezbollah libanesi, il FIS o i Fratelli Musulmani dispongono di strutture gerarchiche ben sviluppate alla cui testa solitamente è situato un consiglio consultivo cui spettano le decisioni di natura politica.

Finanziamento di organizzazioni islamiste

In genere i gruppi islamisti sono finanziati mediante donazioni spesso fornite da simpatizzanti che vivono all’estero. È il caso di En Nahdha, del FIS, dei Fratelli Musulmani, del GIA, del GSPC e del movimento palestinese Hamas. Il GSPC e il GIA si finanziano in parte anche con i riscatti per il rilascio degli ostaggi in Algeria. Altre organizzazioni come il movimento libanese degli Hezbollah, Al-Takfir wal-Hijra oppure anche Hamas e i Fratelli Musulmani sono sostenuti da alcuni Stati, in particolare dall’Iran, dall’Arabia Saudita e dagli Stati del Golfo Persico. Gli Hezbollah riscuotono introiti anche mediante la coltivazione di sostanze stupefacenti (canapa e oppio) nella valle della Bekaa in Libano, benché quest’attività non costituisca la loro principale fonte di guadagno.

Gruppi islamisti e atti di violenza

I Fratelli Musulmani e il movimento En Nahdha sono accesi catechizzatori e diffondono gli insegnamenti dell’Islam fra la popolazione. Per raggiungere i loro obiettivi s’infiltrano nelle istituzioni statali dei Paesi musulmani. Benché i Fratelli Musulmani condannino pubblicamente qualsiasi forma di violenza, si ritiene che il movimento possa essere implicato in diversi casi di omicidio commessi in Egitto, visto che sono capaci d’influenzare la Jamaa e la Djihad egiziana. Il movimento controlla anche numerosi centri culturali islamici in Europa e negli Stati Uniti.

Diverse organizzazioni come il movimento palestinese «Hamas», «Al-Takfir wal-Hijra», «Hizb-ut-Tahrir», il Fronte nazionale sudanese o il FIS si rifanno all’ideologia violenta dei Fratelli Musulmani. In realtà anche se questa organizzazione mantello si dichiarasse contraria alla violenza, i simpatizzanti dei diversi gruppi tenderebbero a mantenere i loro slogan e a proseguire le loro attività contro i governi in carica nei Paesi musulmani. Anche altre organizzazioni («Front Islamique Tunisien» FIT, «Hezbollah», GIA, GSPC e «Groupe Islamique Combattant Lybien» GICL) hanno partecipato ad attentati o hanno organizzato atti di violenza all’estero.

Soprattutto in Paesi dell’Asia centrale diversi attivisti dell’organizzazione «Hizb-ut-Tahrir» sono stati arrestati per attività terroristiche. Attraverso il proprio sito Internet quest’organizzazione diffonde regolarmente appelli alla violenza. Ad esempio, prima dell’attentato alla sinagoga di Djerba dell’11 aprile 2002, ha esortato via Internet tutti i musulmani a uccidere gli ebrei ovunque si trovino, appellandosi in particolare ad un passaggio del Corano. Nella stessa occasione, l’organizzazione ha criticato ancora una volta l’atteggiamento dei Governi dei Paesi arabi in relazione al conflitto israelo-palestinese.

Al pari della maggior parte delle organizzazioni islamiste anche il FIS fa spesso uso di mezzi di comunicazione elettronici. Nel 2002 ha organizzato un congresso che si è distinto per la partecipazione dei rappresentanti di tutte le correnti politiche. A chi non ha potuto intervenire di persona, è stata offerta la possibilità di eleggere via Internet i nuovi membri del consiglio consultivo nonché il responsabile ad interim dell’ufficio esecutivo del FIS, Mourad Dhina domiciliato in Svizzera.

I simpatizzanti di gruppi islamisti partecipano sovente a manifestazioni a sostegno di prigionieri o di condanna dei conflitti in corso in Paesi musulmani. Non di rado in queste occasioni vengono distribuiti volantini.

Prevalenza di gruppi sunniti in Svizzera

Fatta eccezione per i membri del movimento libanese degli Hezbollah, impegnati soprattutto per porre fine all’occupazione israeliana del Libano meridionale, i gruppi e le organizzazioni islamisti esistenti in Svizzera sono sunniti. Denominatore comune a tutti i gruppi è la pratica di un Islam radicale. Questo implica un’applicazione rigida della Sharia e la reintroduzione del califfato. Il modo di procedere dipende dalle singole organizzazioni, le quali tuttavia si distinguono soprattutto per il livello al quale conducono la loro lotta. Una prima categoria persegue unicamente interessi regionali e in parte nazionali, mirando a instaurare uno Stato islamista nella propria patria. La seconda categoria comprende organizzazioni vicine ad Al Qaïda, le quali incitano alla lotta armata a livello internazionale prendendo di mira soprattutto gli interessi statunitensi e israeliani. Molti gruppi che inizialmente si erano concentrati su attività a livello regionale, hanno nel frattempo esteso le loro azioni alla Djihad globale. Fra questi si contano la Djihad egiziana e il movimento Al-Jamaa al-Islamiyya dello stesso Paese. I gruppi che hanno sezioni in Svizzera fanno quasi tutti parte della prima categoria.

Gruppi islamisti che si battono a livello regionale o nazionale

Di questa categoria fanno parte dieci organizzazioni presenti in Svizzera: En Nahdha (Tunisia), il Fronte islamico tunisino (Front Islamique Tunisien, FIT), i Fratelli Musulmani (Egitto), il Fronte islamico di salvezza algerino (Front Islamique du Salut, FIS), il Gruppo islamico armato (Groupe Islamique Armé, GIA), il Gruppo salafista per la predicazione e il combattimento (Groupe Islamique pour la Prédication et le Combat, GSPC), il Gruppo islamico combattente libico (Groupe Islamique Combattant Libyen, GICL), i movimenti palestinesi Hamas e Djihad, gli Hezbollah libanesi e l’Al-Takfir wal-Hijra (Egitto).

Il Libano meridionale continua ad essere teatro di scontri fra il movimento degli Hezbollah (il partito [«Hizb»] di Dio [«Allah »], fondato nel 1982), l’esercito israeliano e la milizia filoisraeliana ALS. Già in passato gli Hezbollah hanno partecipato ad omicidi o rapimenti di cittadini dell’Europa occidentale. Nell’ottobre del 2000 il movimento ha rapito quattro cittadini israeliani. Il capo del movimento, Hassan Nasrallah, ha smentito voci secondo cui uno degli ostaggi sarebbe stato rapito in Svizzera. All’inizio degli anni Novanta, sotto patrocinio iraniano, a Berna e Neuchâtel sono stati aperti due centri islamici con l’obiettivo di sostenere gli Hezbollah. Un’operazione effettuata in Svizzera dal Mossad e conclusasi con un fallimento, aveva per obiettivo il responsabile di uno dei centri. Questa circostanza conferma che anche la Svizzera può essere direttamente colpita dalle attività degli Hezbollah.

In seguito al ritiro di Israele dal Libano meridionale e al fallimento dei negoziati di pace fra israeliani e palestinesi, i gruppi islamisti hanno rafforzato la loro posizione e acquisito sempre maggior sostegno fra la popolazione. Questo è il caso anche per Hamas e la Djihad palestinese, le quali finora hanno concentrato le proprie attività terroristiche soprattutto nel territorio israeliano e nei territori palestinesi occupati. Due organizzazioni caritative e di sostegno attive in Svizzera, il Comité de Bienfaisance et de Solidarité avec la Palestine e l’Association de secours palestinien, sono state sospettate di avere legami con Hamas. Queste due organizzazioni raccolgono fondi per il sostegno di progetti in ambito sociale nei territori occupati. Finora non è stato raccolto alcun indizio che questo denaro sia stato impiegato per finanziare le attività terroristiche di Hamas. Hamas non è esclusivamente un movimento terroristico, bensì organizza anche molti progetti in ambito sociale a favore della popolazione musulmana che vive in Palestina. Questa circostanza rende quasi impossibili le ricerche volte ad accertare nei singoli casi in che modo vengono impiegate le donazioni raccolte in Svizzera. Il sostegno finanziario di cui godono questi gruppi fondamentalisti e nazionalisti è indubbiamente rilevante. Tuttavia per commettere atti di violenza essi necessitano delle conoscenze tecniche e del supporto logistico di organizzazioni attive nella Djihad a livello internazionale, come ad esempio gli Hezbollah turchi e altri gruppi non direttamente coinvolti nel conflitto israelo-palestinese.

Situazione e rischi attuali

L’espansione dell’Islam in Svizzera non costituisce un fatto eccezionale. Anche altri Paesi europei sono confrontati con lo stesso fenomeno, soprattutto la Germania e la Francia. Per quanto riguarda il nostro Paese si pone la questione se il sorgere dell’Islam radicale in seno alla minoranza musulmana in Svizzera possa rappresentare una base per movimenti islamisti violenti. A questa domanda non si può rispondere in modo univoco.

Internazionalizzazione e radicalizzazione

Diversi studi effettuati dimostrano che la radicalizzazione di alcune frange della popolazione musulmana avviene soprattutto grazie alle prediche tenute nei luoghi di culto islamico. Il concetto di Umma, cioè di una comunità musulmana che esula dalle barriere nazionali ed etniche, è tuttavia estraneo alla popolazione musulmana tradizionalista, che invece è particolarmente legata al proprio Paese d’origine oppure coltiva ancora stretti contatti personali, per esempio con il villaggio d’origine o la propria parentela. Questo vale per le comunità di origine turca e per quelle della ex-Jugoslavia. Per ora in Svizzera non è stata rilevata la presenza di un Islam radicale originario dell’Africa sub-sahariana, i cui fedeli sono solitamente legati alle strutture tradizionali della loro etnia o tribù.

In Europa, a partire dal 2001 sono state scoperte diverse reti di organizzazioni criminali ritenute inattive, indice di un’intensificazione degli sforzi degli islamisti in ambito internazionale. Mentre una parte dei combattenti arrestati si trovava in una situazione economica e sociale difficile (soggiorni in carcere, difficoltà finanziarie), altri provenivano da ambienti benestanti e frequentavano cerchie di alto livello. Non è quindi possibile spiegare la partecipazione alla lotta per la causa islamista unicamente con l’indigenza o con una situazione sociale difficile. Soprattutto gli islamisti che vivono in Europa sono spesso guidati da motivazioni prettamente ideologiche.

Benché la Svizzera sia tuttora uno dei Paesi più sicuri d’Europa, essa non è del tutto estranea al pericolo rappresentato da questi terroristi «dormienti».

Potenziale dei gruppi islamisti

I gruppi islamisti operano meno scopertamente di altre organizzazioni estremiste e le loro strutture sono più flessibili. Le connessioni a livello mondiale con strutture sociali e religiose musulmane garantiscono loro un elevato potenziale di crescita. Considerando i notevoli problemi sociali, politici ed economici in Marocco, in Tunisia e in Egitto, tali movimenti potrebbero acquisirvi ulteriore forza. Questo non significa tuttavia che si giungerà necessariamente ad atti di violenza simili a quelli verificatisi in Algeria. A seconda dell’evoluzione della situazione politica, i movimenti di opposizione locali potrebbero però radicalizzarsi. I contatti di questi movimenti eversivi giungono anche in Svizzera. Inoltre la guerra in Iraq dimostra che le organizzazioni terroristiche sfruttano anche i canali d’emigrazione e gli spostamenti dei rifugiati a livello mondiale per creare reti.

Benché la maggioranza dei movimenti e dei partiti islamisti attivi nei Paesi islamici condannino apertamente gli atti di terrorismo, l’islamismo estremista è diffuso fra la popolazione musulmana. Il successo di cui godono tali associazioni, sia quelle legali che quelle vietate, potrebbe ancora crescere non solo nelle singole nazioni, ma anche nelle aree che sfuggono al controllo statale (p. es. la zona di confine fra l’Afghanistan e il Pakistan, le periferie delle grandi metropoli). L’assenza o l’insufficiente presenza del controllo statale può fornire ai gruppi islamisti nuovi territori di reclutamento o addirittura la possibilità di creare campi d’addestramento. La diffusione dell’estremismo dipende inoltre anche dal grado d’integrazione della popolazione musulmana che vive in Europa o negli Stati Uniti.

Reazioni alla diffusione dell’islamismo in Europa e in Svizzera

Alcuni Paesi europei hanno inasprito la loro politica nei confronti dell’Islam e a medio termine potrebbero divenire il bersaglio di estremisti musulmani. D’altra parte è probabile che in futuro gli estremisti cerchino di assumere un atteggiamento più conciliante.

Quando un Paese vieta le attività di un’organizzazione, sussiste il pericolo che tali attività proseguano clandestinamente. È inoltre molto probabile che i simpatizzanti delle organizzazioni vietate tentino di trasferirsi in altri Stati. Considerata la sua posizione geografica al centro dell’Europa e non avendo vietato alcuna organizzazione terroristica ad eccezione di Al Qaïda, la Svizzera potrebbe essere uno dei primi Paesi ad essere interessato da questi mutamenti.

I centri d’incontro islamici in Svizzera possono indubbiamente servire quali luoghi di contatto e di reclutamento per reti di organizzazioni terroristiche. Il diritto costituzionale svizzero non consente la sorveglianza a titolo preventivo dei luoghi di culto e di ritrovo (libertà di credo e di coscienza, art. 15 Cost. nonché libertà d’associazione, art. 23 Cost.). Di conseguenza, è possibile approfittare di moschee, centri islamici o associazioni sportive. Le esperienze in Francia e in Italia dimostrano che i terroristi islamici spesso hanno frequentato una moschea o un centro islamico oppure hanno fatto parte di una squadra sportiva. Ne consegue che i luoghi d’incontro diretti o frequentati da islamisti radicali sono particolarmente pericolosi. È stato ad esempio possibile constatare che in luoghi di questo genere personalità carismatiche riescono a indurre altre persone a praticare forme dogmatiche di religiosità e poi, incoraggiandole a interpretare l’Islam come un’ideologia politica, ad istigarle a commettere atti di violenza.

L’islamismo non sfocia necessariamente nel terrorismo

La diffusione dell’islamismo radicale non va forzatamente di pari passo con gli atti terroristici. Proprio in Svizzera esso potrebbe portare ad attività politiche legali oppure a garantire un sostegno, in ambito logistico e finanziario, del terrorismo. I primi indizi di una tendenza in questo senso si sono manifestati già in occasione delle discussioni in merito al velo islamico e ai cimiteri per musulmani. Anche se attualmente la tendenza a costituire reti di organizzazioni terroristiche nei centri d’incontro islamici rappresenta l’eccezione, a lungo termine la politicizzazione di determinate esigenze (ad esempio portare il velo a scuola durante le lezioni o rifiutare classi miste di ragazze e ragazzi) rischia di entrare in conflitto con alcune regole fondamentali della nostra società e con il nostro stile di vita occidentale. Nel nostro Paese si sta assistendo ad una reislamizzazione di alcune frange della popolazione (soprattutto dei giovani) che, alla ricerca di un’identità culturale e religiosa, tendono allo stesso tempo anche ad isolarsi politicamente. Queste persone si ritrovano in moschee e centri islamici, fanno parte di associazioni e frequentano scuole coraniche.

Alcune associazioni hanno il chiaro intento di ricongiungere la popolazione musulmana sovente dispersa, al fine di affermarsi di fronte alle autorità politiche come rappresentanti di questa comunità. In generale le attività dei gruppi islamisti in Svizzera rispettano il quadro legale. È vero che alcuni movimenti islamisti attivi in Svizzera rifiutano chiaramente l’integrazione nella società europea. In Svizzera tuttavia i gruppi islamisti non hanno finora sviluppato alcuna attività terroristica in senso stretto. Ciononostante, taluni membri di organizzazioni terroristiche si servono del nostro Paese come luogo di transito o di soggiorno. In Svizzera operano diverse organizzazioni umanitarie legate a movimenti come Hamas che raccolgono denaro presso i loro compatrioti e fra la popolazione. Inoltre sono tuttora in corso indagini su eventuali contatti diretti o indiretti con Al Qaïda. Infine le attività di organizzazioni come En Nahdha, il FIS, il GIA e Hamas indicano che la Svizzera riveste un ruolo sempre più importante quale crocevia delle relazioni a livello internazionale.

Movimenti settari

I reati legati a pratiche occulte meritano, in quanto forma di religiosità violenta, un’attenzione particolare. Essi vanno dalle lesioni corporali e dalla violenza carnale fino all’omicidio e agli atti di cannibalismo. Fino al 1995 si riteneva poco realistica la possibilità che gruppi terroristici o estremisti potessero servirsi anche di mezzi non convenzionali per raggiungere i propri obiettivi. L’attentato con il gas nervino sarin commesso quell’anno dalla setta «Aum» nella metropolitana di Tokyo ha rappresentato un precedente decisivo. Da allora la questione si è maggiormente complicata, poiché diversi gruppi potrebbero servirsi non solo di armi chimiche, ma anche di armi biologiche o addirittura nucleari per i loro attentati. Tuttavia l’impiego di armi non convenzionali non è di facile realizzazione; infatti, occorre innanzi tutto procurarsi le materie prime (prodotti chimici tossici, agenti biologici e materiale radioattivo). In questo contesto risulta difficile sorvegliare le strutture di distribuzione e la diffusione di conoscenze tecniche attraverso Internet.

In Svizzera i movimenti satanici hanno a che fare con profanazioni di cimiteri, graffiti con simboli satanici, effrazioni e atti vandalici nelle chiese. Spesso gli adepti del satanismo si servono anche di simboli quali le croci uncinate o sataniche. Anche la musica rock satanica ha punti in comune con quella degli ambienti di estrema destra. Tuttavia i reati commessi dagli adepti dei movimenti satanici in Svizzera sono soprattutto azioni isolate e spontanee.

L’odierna complessa situazione della minaccia non deve far abbassare la guardia sui movimenti settari, per quanto attualmente classificati come non pericolosi per la sicurezza dello Stato. Le attività dei movimenti settari non costituiscono tuttavia una minaccia per la sicurezza interna della Svizzera.

Estremismo straniero con motivazioni politiche

L’estremismo straniero ha le sue radici nei conflitti ideologici, nazionali, etnici e religiosi dei Paesi d’origine della popolazione straniera che vive in Svizzera. Le organizzazioni di estremisti stranieri importano questi conflitti anche in Svizzera; sul nostro territorio agiscono vari gruppi le cui attività si potrebbero ripercuotere sulla sicurezza interna del nostro Paese. In singoli casi essi commettono violenze e raccolgono denaro tra i propri compatrioti, anche con estorsione. Il denaro è in parte adoperato per sostenere finanziariamente o con le armi la lotta nei Paesi d’origine.

Negli anni Novanta, dopo la fine della guerra fredda, sono aumentati in varie regioni del mondo i problemi delle minoranze e le guerre civili. All’inizio degli anni Novanta soprattutto i conflitti in Turchia, Jugoslavia, Iran, Libano e Sri Lanka erano rilevanti per la Svizzera e per la popolazione proveniente dai Paesi coinvolti qui residente. In alcuni di questi Paesi la situazione è tuttora precaria. In altri, i conflitti sono stati appianati a tal punto che per la Svizzera e per gli emigrati qui residenti non hanno più ripercussioni.

In Svizzera i gruppi politici stranieri godono tradizionalmente di un margine di manovra relativamente ampio, grazie alla garanzia dei diritti fondamentali. Anche se le attività di raccolta di fondi o di propaganda hanno, di norma, ripercussioni limitate sulla sicurezza interna, la Svizzera, per ragioni di sicurezza interna ed esterna, non ha nessun interesse a fungere da base e fonte di finanziamento delle attività delle organizzazioni che nei loro Paesi di origine ricorrono alla violenza.

Le cause dell’estremismo straniero con motivazioni politiche di regola non vanno ricercate in Svizzera, bensì nei Paesi di provenienza degli estremisti. In seguito si possono raggruppare singole regioni, anche se le organizzazioni estremiste straniere devono essere analizzate singolarmente. In merito alla cronologia, dal punto di vista della Svizzera si può osservare che negli anni Novanta sono stati in primo piano gli atti violenti commessi da gruppi turchi di origine curda (attentati del Partito dei lavoratori curdi PKK contro impianti turchi nel 1993, occupazioni dell’ambasciata nel 1999, occupazione di Palazzo federale nel 2000), mentre alla fine degli anni Novanta sono state scoperte in Svizzera le reti logistiche dell’organizzazione indipendentista Tamil Liberation Tigers of Tamil Eelam (LTTE) e, nell’ambito del conflitto in Kosovo, sono state osservate attività di raccolta di fondi e il traffico illegale di armi.

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Questo articolo è stato pubblicato giovedì, 18 giugno 2009 alle 08:55 e classificato in Informazione. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi inviare un commento, o fare un trackback dal tuo sito.

1 Commento a “Il concetto di estremismo”

  1. Che differenza c’è fra il fascismo e il comunismo? | Scuola Mondo Net scrive:

    [...] Il concetto di estremismo [...]

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